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CHERNOBYL: IL PIU’ GRAVE INCIDENTE NUCLEARE
Il disastro di Černobyl è stato il più grave incidente nucleare della storia, l’unico al livello 7 (il massimo) della scala INES dell’IAEA.
Avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1:23:44 presso la centrale nucleare V.I. Lenin di Černobyl’, in Ucraina vicino al confine con la Bielorussia, allora repubbliche dell’Unione Sovietica. Nel corso di un azzardato test di sicurezza, un brusco e incontrollato aumento della potenza (e quindi della temperatura) del nocciolo del reattore numero 4 della centrale causò la scissione dell’acqua di refrigerazione e l’accumulo di idrogeno a così elevate pressioni da provocare la rottura delle strutture di contenimento, il contatto dell’idrogeno e della grafite incandescente con l’aria che a sua volta innescò l’esplosione e lo scoperchiamento del reattore.
Una nube di materiali radioattivi fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale che furono pesantemente contaminate, rendendo necessaria l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336 000 persone. Nubi radioattive raggiunsero anche l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori. (Wikipedia)
Dal sito italiano di Greenpeace leggiamo:
A 23 anni dall’incidente, le ricerche scientifiche mostrano ancora impatti sia sulla flora che sulla fauna. Ancora nel 2006 nei campioni prelevati a Bober, villaggio fuori dalla zona di esclusione, la radioattività era 20 volte i valori usati nell’Ue per definire un rifiuto radioattivo.
La propaganda nucleare continua a parlare in modo scientificamente scorretto di 56 vittime tra i "liquidatori". Una cifra che dimostra la malafede dell’industria nucleare. Le radiazioni ionizzanti causano danni nel corso del tempo, sia di tipo somatico, come tumori e leucemie, sia di tipo genetico, come malformazioni nelle nuove generazioni.
Le dichiarazioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica di Vienna nel 2005 citavano una valutazione dei casi mortali dell’ordine dei 4.000 casi. Quella valutazione è stata poi ritirata e le stime riportate dal forum Cernobyl, cui partecipa anche l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2006 prevedevano oltre 9.000 casi mortali complessivi, tra passati e futuri, nei gruppi di popolazione più colpiti. Gli stessi autori della ricerca conclusero che, allargando l’analisi anche a gruppi di popolazione meno esposti, la stima dei casi mortali saliva a 16.000.
Ma come si vede nell’analisi pubblicata per il ventennale da Greenpeace esistono stime ben maggiori, nell’ordine delle centinaia di migliaia di vittime. Una valutazione condotta da 51 scienziati ucraini e bielorussi ha infatti stimato l’ordine di grandezza del danno in 100.000 casi mortali.
domenica 26 aprile 2009, di MONDODILUNA.it
Leggi l’analisi di Greenpeace:
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