CARTA DEI DIRITTI AL GIOCO E AL LAVORO

Nel nostro Paese esisteva il Comitato Italiano per il Gioco Infantile (chiuso nel 1996). E mi vien da pensare che era un tempo buono, attento ai bambini e alle bambine, premuroso nei riguardi della loro crescita psicologica e fisica.

Tanto buono che lo stesso Comitato, nel 1967, ha redatto una Carta dei Diritti del Fanciullo al Gioco e al Lavoro, anche chiamata Carta Italiana.

Un orgoglio, mi sussurro!!! A maggior ragione quando scopro che i principi di questa Carta hanno preceduto e ispirato i contenuti della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 1989 (New York).

Certo che noi Italiani siamo proprio strani!!! Elaboriamo un testo che, a mio parere, possiede un valore pedagogico e sociale straordinario e non lo sbandieriamo ai quattro venti??? Abbiamo questo patrimonio educativo che lega la dimensione del piacere con quella del fare e, forse, genitori e insegnanti non ne sono a conoscenza???

Chi lavora nella scuola dell’Infanzia o chi in casa è attento alla crescita dei bambini e delle bambine sa quanto l’apprendimento è espressione di gioco e lavoro (esplicare un’attività) e quanto da essi si acquisiscano metacompetenze, come fantasia e adattamento. La Carta non solo pone l’accento su questo aspetto, ma rileggendola, con opportuni adattamenti, mi sembra di grande ispirazione per noi educatori di questo tempo liquido.

Ecco il testo della Carta:

  1. La personalità del fanciullo è sacra; per garantirne il libero, totale ed armonico sviluppo la società è tenuta ad offrire ad ogni fanciullo un ambiente familiare, scolastico e comunitario dotato dei necessari mezzi e di personale appositamente preparato.
  2. Perché possa svolgere le sue attività di gioco e di lavoro, il fanciullo ha bisogno di convenienti rapporti umani; nonché di spazi, di tempi, di mezzi, di materiali e strumenti idonei alla sua età ed adatti alle sue condizioni fisiche, psichiche e spirituali.
  3. Nella casa, per realizzare i migliori rapporti umani, occorre: * preparare i genitori ad una responsabile azione educativa; * offrire appositi ed attrezzati locali, balconi, terrazzi, giardini, cortili, al fine di dare al fanciullo la possibilità di esplicare le sue fondamentali esigenze di movimento, di gioco, di lavoro, di studio, in forma individuale e di gruppo; in sostanza occorre che la famiglia si renda conto dell’autonomia del fanciullo e del carattere decisivo che ha, per il suo sviluppo e fin dai primi mesi di vita, il fatto di non essere subordinato alle esigenze di vita dei genitori.
  4. La scuola deve offrire spazi architettonici e naturali, impianti sportivi, materiali e sussidi per lo svolgimento di attività fisiche e di significative esperienze di studio, di lavoro e di gioco. Il tempo scolastico deve essere commisurato in rapporto a tutte le esigenze di un equilibrato e completo sviluppo del fanciullo, tenendo conto delle condizioni climatiche, degli orari di lavoro e dei costumi sociali dei diversi ambienti. Il diritto del fanciullo all’istruzione richiede una rete scolastica, rapportata a gruppi di popolazione, che consenta a ciascuna scuola di assorbire un numero di alunni tale da non compromettere la sua effettiva efficienza formativa.
  5. Nell’ambiente comunitario devono essere approntati appositi parchigioco, liberi e gratuiti, con convenienti attrezzature e a ragionevole distanza dalle abitazioni, difesi dai pericoli del traffico e dalla vita intensa, ove i fanciulli possano svolgere libere attività ludiche, culturali, ricreative e sportive, con l’assistenza di personale appositamente preparato e con l’eventuale partecipazione dei genitori e degli adulti.
  6. I fanciulli, comunque minorati, disadattati ed ammalati, devono poter godere di ogni assistenza scolastica, parascolastica e postscolastica avente soprattutto carattere ludico e lavorativo, in relazione e nella misura consentita dalla loro infermità o dal loro disadattamento. Tutti gli istituti di cura e di rieducazione devono disporre di appositi ambienti, spazi attrezzati ed idonei allo svolgimento delle predette attività, con personale qualificato e devono tendere ad accentuare il carattere ludico nei loro mezzi diagnostici e terapeutici.
  7. È dovere perseguire una politica di servizi socio-educativi volta a promuovere e a potenziare la vita di relazione del fanciullo, attraverso associazioni, colonie, ostelli della gioventù, campeggi, attrezzature sportive e natatorie, cine-club e tele-club, dove egli possa avvalersi della presenza stimolatrice di particolari e preparati animatori.
  8. Questi principi ed orientamenti costituiscono l’essenza della funzione educativa che la Costituzione repubblicana affida agli appositi organi dello Stato e alla società italiana; perciò il Comitato Italiano per il Gioco Infantile ne raccomanda l’attuazione agli organi dello Stato, delle pubbliche amministrazioni, degli enti locali, delle libere associazioni e di quanti sono impegnati allo sviluppo, in senso moderno, della società italiana.

 

mondodiluna.it raccomanda la presa visione.

Successivamente, è possibile assumere il testo dopo una reale presa di coscienza e predisposizione d’animo. Esso non produce controindicazioni, ma migliora la vita e le relazioni dei bambini e delle bambine.

 

 

CARTA DEI DIRITTI AL GIOCO E AL LAVORO

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