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BAMBINI COLPITI DA SINDROME PARENTALE

Il principio di Bigenitorialità coincide con il diritto di ogni bambino ad avere un rapporto stabile con entrambi i genitori.

Il principio di Bigenitorialità si indentifica con il dovere di entrambi i genitori di partecipare e sostenere, equamente, la vita dei propri figli. Anche se papà e mamma si sono separati.

Si tratta di un beneficio sancito anche dalla Convenzione sui Diritti del Bambino di New York, il 20 novembre 1989 e come tale va rispettato.

Il movimento apolitico “Padri ad Ore” ne diffonde la cultura e il suo ideatore, dr. Dario de Judicibus, alimenta il fuoco vivo del desiderio di essere genitore senza differenza di genere. Non solo. Divulga, per allontanare, l’esistenza di quella che gli specialisti chiamano “sindrome parentale” e che colpisce negativamente i bambini.

 

L’incipit di “Padri ad Ore” è: non c’è nulla che una donna possa fare per i propri figli che non possa fare anche un uomo, tranne partorirli. Ci spiega la scelta di questa riflessione di benvenuto sul sito e il perché lei ha deciso di fondare questa associazione?

Quando ero ragazzo, a casa mia c’era una regola: “non esistono lavori da uomo o da donna, in casa, ma solo cose da fare”. Voleva dire che tutti si doveva contribuire a fare tutto, dal cucinare allo sparecchiare, dal lavare i piatti al cucire, dall’aggiustare un rubinetto che perdeva a fissare un vetro col silicone. Certo, c’era poi chi sapeva fare meglio l’una o l’altra cosa, ma era solo questione di attitudine individuale, non di genere. Per anni una cultura chiamata maschilismo ha stabilito dei ruoli, ruoli che hanno tagliato le donne fuori dalla lotta per il potere, ma che hanno tolto molto anche agli uomini, costringendoli in un cliché, ovvero quello di essere capaci di controllare i sentimenti al punto da non ammettere neppure di averli, e di avere come unico compito quello di mantenere la famiglia, non di amarla. Io ripudio questa mentalità e questo cliché, ma soprattutto combatto contro chi, in nome di una presunta parità, vuole solo ribaltare lo schema. Le discriminazioni vanno rifiutate, tutte. Qualche tempo fa una deputata di una forza politica piccola ma importante ha detto che non capiva cosa volessero questi papà separati, questi “mammi”, e che dovevano a suo avviso stare “al loro posto”. Non ho potuto fare a meno di ricordare come frasi simili, “stare al loro posto”, “che cosa vogliono?”, erano proprio quelle che molti uomini rivolgevano alle donne che esigevano giustamente un proprio posto nel mondo del lavoro. Quella frase che ho scritto vuol dire proprio questo: partorire un figlio non rende madre più di quanto concepirlo renda padri. Essere genitori è qualcosa che nasce da un impegno preciso che nulla ha a che vedere con l’atto procreativo in sé, e se escludiamo il parto e l’allattamento al seno, non c’è nulla che una madre possa fare per i suoi figli che non possa fare un padre. Ormai sappiamo da studi scientifici molto seri che il cosiddetto “istinto materno” è un mito, un effetto collaterale della prolattina. Le donne non sono dolci nei confronti dei bambini più di quanto lo siano gli uomini, anzi, la storia ci insegna che là dove una donna ha avuto il potere e la volontà di fare del male, non ha avuto alcun scrupolo a farlo ad altre donne e a bambini, persino là dove molti uomini avrebbero tentennato. Siamo lo stesso animale, con gli stessi difetti e le stesse virtù, ed è solo l’opportunità che fa sì che sia i primi che le seconde si possano esprimere. Ho fondato il movimento “Padri ad Ore” quando ho visto quale tremenda ingiustizia la nostra società e il nostro sistema giudiziario aveva prodotto con l’applicazione dell’affido esclusivo, abitudine tuttora perseguita da certi tribunali, come quello di Roma, e da certi magistrati, nonostante l’approvazione della nuova legge. Il nome è semplicemente la sintesi di quello che si diviene a causa di esso: un padre a tempo, e a volte neppure quello.

Famiglia… da anni si grida all’allarme, si discute sulla sua importanza e sulla sua decadenza… Cos’è oggi, al 2008, la famiglia?

Io ho una mia personale visione della famiglia, una visione sicuramente radicale e che forse molti potrebbero contestare, ma a mio avviso la famiglia è un’unità di solidarietà, ovvero un accordo tra adulti di essere solidali fra loro e di mantenere, proteggere, amare, aiutare a crescere i giovani e a mantenere, proteggere, amare e aiutare, a vivere una vita serena gli anziani. È una definizione così ampia che in teoria vi potrebbero rientrare anche le famiglie estese, quelle omosessuali, quelle formate da più di due adulti come erano certe comunità hippy degli anni ’60. Questo sicuramente scandalizzerà, ma a questo punto ho io una domanda: in un mondo cinico che non rispetta più nemmeno se stesso, dove la gente muore perché non può pagarsi farmaci che costano pochi centesimi, perché non ha acqua potabile e abbastanza cibo per tutti, dove c’è chi uccide, tortura, violenta, dove si muore di solitudine, di lavoro o per ignoranza, come si fa davvero a condannare chi, pur se in modi che possono essere diversi dai nostri, ama, aiuta, sostiene? Forse il nostro scandalo è solo ipocrisia, o forse è invidia per chi sa amare là dove noi, persone normali – ma chi lo è veramente? – non siamo più capaci di farlo.

Sul sito si può leggere un vero e proprio atto di accusa nei confronti di quella parte di magistratura che discrimina i padri. Che cos’è questa discriminazione sessista e secondo lei perché, in Italia, esiste ma se ne parla poco?

Se ne parla poco perché dietro a questa discriminazione in realtà ci sono interessi economici e politici di tutto rispetto. Economici perché più la famiglia separata è conflittuale, maggiore è il fatturato di quel mondo professionale che ha fatto di separazioni e divorzi un business estremamente ricco. Gli avvocati sono pagati a udienza: loro non perdono mai, che vincano o perdano. Perderebbero solo se entrambe le parti vincessero, ovvero trovassero un accordo. Quando alcune associazioni proposero l’intermediazione obbligatoria prima di entrare nella fase giudiziaria – parlo di intermediazione, non di mediazione familiare, dato che la prima si può imporre, la seconda no – le lobby degli avvocati fecero in modo che venisse rimossa dall’allora proposta di legge perché deviava una parte del fatturato dagli studi legali a quelli dei mediatori. Solo che i soldi spesi con quest’ultimi sarebbero serviti ad avere una “buona” separazione, quelli spesi con i primi portano spesso a paranoie indotte stile “Guerra dei Roses”. Interessi politici perché esiste una parte del movimento femminista che si è incancrenita, ha dimenticato i veri scopi dell’emancipazione femminile per trasformare il femminismo nel “maschilismo del terzo millennio”. Si tratta di semplice vendetta, o meglio, di cercare di fare esattamente quello che si accusa abbiano fatto (e hanno fatto) gli uomini per anni: gestire il potere da soli, a scapito dell’altro sesso. Molti politici, uomini che non hanno alcun principio e di conseguenza li hanno tutti, quando è opportuno averli, appoggiano questa nuova forma di discriminazione perché sperano così di raccogliere consensi dall’universo femminile. Inoltre c’è il terrore di molti uomini di essere accusati di maschilismo. Ecco allora che se si fa vedere una parata militare, le donne sono in prima linea, se una donna fa qualcosa che gli uomini fanno normalmente, come pilotare un aereo, tutti a farne un caso. Questa società non riesce a capire che il sessismo scomparirà veramente solo quando non faremo più caso al sesso di chi ha fatto o detto una cosa più di quanto oggi ci preoccupiamo se sia biondo o scuro di capelli, alto o basso. Oggi invece abbiamo un Ministero e tanti Comitati per le Pari Opportunità dove ci sono solo donne. E gli uomini? E i disabili? E i bambini? E i vecchi? E le persone di colore? E gli omosessuali? Non dovrebbero avere anche loro una rappresentanza? Forse un giorno avremo in un Governo pari opportunità quando il Primo Ministro sarà una donna e il Ministro delle Pari Opportunità un papà separato. Forse.

Si legge di sindrome di alienazione parentale… di che cosa si tratta?

È una sindrome che colpisce i bambini di genitori separati quando uno dei due genitori, in genere il genitore affidatario, ma non solo, cerca di spezzare il legame affettivo con l’altro genitore attraverso tutta una serie di azioni ed affermazioni. Molti bambini, in questo caso, sentono talmente la pressione di questo comportamento coercitivo che per non soffrire più si convincono di odiare proprio il genitore che è vittima di questo tentativo di separazione. È una delle conseguenze del cosiddetto mobbing familiare, analogo a quello lavorativo, ma inteso a escludere uno dei due genitori dalla famiglia. Solitamente il padre, ma abbiamo anche qualche caso opposto. In genere questa società premia sempre il genitore più egoista, come la madre che non lavora e che usa i figli solo come un’arma di ricatto nei confronti dell’ex-marito, o il padre che si disinteressa di loro e pur ricco fa di tutto per non mantenerli neppure economicamente. La madre invece che lavora e che anzi troverebbe nell’ex-marito un valido aiuto per dividere il carico della gestione e delle cure parentali, e il padre che ama i figli e che si vede schiacciato economicamente e nonostante questo spende anche quel poco che ha per dare loro dei momenti sereni quando stanno con lui, sono penalizzati dall’attuale sistema giudiziario da parte di giudici spesso incompetenti e insensibili e da assistenti sociali che non hanno neppure una laurea in psicologia o pedagogia.

Chi sono i figli di genitori discriminati? Che cosa vivono e pagano? Quali analisi mediche possono derivare?

I figli dei genitori separati spesso soffrono. Il fatto è che i nostri figli ci vogliono bene persino quando noi facciamo loro del male, e dobbiamo fargliene davvero tanto perché inizino a non volerci più bene. Tuttavia è sbagliato affermare che la colpa è solo dei genitori. La gente può sbagliare, essere ignorante, essere egoista, ma le istituzioni hanno il dovere di aiutarli esattamente come aiutano chi sta male, chi si droga, chi beve. Ma questo Stato non sa aiutare, anzi, spesso ci mette il carico da novanta. Si preoccupa solo di fare quattro conti e di sistemare la questione del mantenimento e si disinteressa dell’aspetto più importante, ovvero di quello relazionale. Il vero “interesse del minore”, che tanti addetti ai lavori sbandierano guardandosi bene dal declinarlo nei suoi termini reali, è la bigenitorialità, non avere i jeans all’ultima moda o la casetta della Barbie.

Questi distinguo tra padre e madre, tra i loro diritti e doveri, tra i loro compiti logora l’essenza dei bambini che gravitano intorno ad essi. I tribunali zoppicano, il parlamento tace, i giornali censurano, la famiglia si sgretola e la scuola resta, forse, l’unico rifugio educativo ed emotivo. Cosa essa può e deve assolutamente fare?

Le cose da fare sono tante, ma si sa cosa si dovrebbe fare, o almeno, chi conosce bene questi problemi lo sa. Il fatto è semplicemente che non lo si vuol fare. Oltretutto è rischioso, perché toccare tanti interessi quando il ritorno in termini di voti è limitato, non conviene. I padri separati che lottano sono pochi, così come le madri. Come ho detto, questa è una società che premia il più egoista, e oggi la gente è molto egoista. Bigenitorialità non vuol dire solo che le madri non possono impedire ai padri di occuparsi dei loro figli, ma che i padri devono occuparsi dei figli. Non si può sostituire il diritto/dovere di essere genitore con un assegno mensile. I bambini non hanno bisogno di più giocattoli o più vestiti e certamente non di più cibo in un Paese che tutto sommato mangia persino troppo. Hanno bisogno di tempo, del tempo dei loro genitori, che i loro genitori devono spendere con loro; hanno bisogno di qualcuno che stia loro accanto mentre fanno i compiti, che giochi con loro, che li ascolti quando hanno un problema e che soprattutto li ascolti, senza giudicare o sentenziare, ma in silenzio, solidale, perché la vita è ingiusta e questo è un fatto, e nessuno ha tutte le risposte, e questo è un altro. Basta con gli adulti che sanno tutto, con i bambini che tanto non possono capire e che “quando sarai grande capirai”. Cosa si dovrebbe fare? La legge francese dice che la separazione dei genitori non deve avere alcun effetto sull’esercizio della responsabilità nei confronti dei figli, ovvero che il fatto di essere felicemente coniugati o separati in modo conflittuale non può e non deve aver alcuna influenza sul fatto che entrambi i genitori devono occuparsi dei loro figli, perché quello di essere genitore è un impegno che si prende con i figli, non con l’altro genitore. Il resto ne consegue.

Quante storie si contano di discriminazione genitoriale, quante vite tristi… Può raccontarcene una?

Le storie sono tante e sarebbe veramente impossibile raccontarle tutte. Abbiamo più volte chiesto all’ISTAT e ad altri istituti di aiutarci a raccogliere dati precisi, ma non c’è interesse a farlo. Gli unici dati oggettivi li abbiamo raccolti in collaborazione con l’Eurispes e riguardano 691 fatti di sangue in 10 anni, con 976 genitori morti fra omicidi e suicidi e 158 minori ammazzati. Nello stesso periodo sono stati 274 i padri separati suicidatisi per la disperazione di non poter vedere ingiustamente i figli e 4 le donne, peraltro tutte e 4 genitrici non affidatarie, il che dimostra che la questione ancora una volta non è l’essere madre o padre, ma il venire esclusi dalla vita di chi si ama. I padri separati hanno una propensione al suicidio del 267% rispetto ai padri non separati, mentre per le donne la propensione è più o meno la stessa, ovvero il 100%. Potrei darle altre cifre, ma alla fine sono solo cifre. Non raccontano la sofferenza, la disperazione di tante persone, adulti e bambini. In quanto alla storia, se vuole gliene racconto una, ma non facciamo l’errore di rattristarci per il singolo caso, perché di singoli casi tristi nella vita ce ne sono tanti e non certo solo per questo genere di problemi: il vero problema è che qui ci troviamo di fronte a una vera e propria piaga sociale, quella del mobbing familiare, non meno grave di quella relativa alla droga o all’alcolismo e simile per certi versi a quella della prostituzione, perché le prime due nascono comunque spesso da una scelta propria, la terza, come nel caso del mobbing familiare, da quella di altri….

Storia di Luigi

Luigi è disabile, porta una protesi acustica, una disabilità “minore” che tuttavia si è trasformata per lui in un vero e proprio incubo… Luigi è sposato con Chiara da poco più di due anni e ha una bellissima bambina di nome Sandra che ha compiuto da poco diciotto mesi. Un giorno, andando a riprendere sua figlia al nido, viene chiamato dalla psicologa del centro la quale gli racconta che spesso, quando la figlia veniva chiamata per nome, non si gira e non risponde. La psicologa gli consiglia quindi di fare dei controlli. Ritornando a casa Luigi racconta la cosa alla moglie e insieme decidono quindi di fare degli accertamenti. Da quel momento inizia il suo dramma di padre. Risulta infatti che la bambina è ipoacusica bilaterale e deve correggere questa mancanza con protesi acustiche, come il padre. È un brutto colpo per i due genitori, ma la cosa avrebbe potuto non essere poi così drammatica se non che, verso la fine dello stesso mese, Chiara se ne va portando con sé la bambina. La cosa peggiore è che la moglie torna a casa della madre, a ben 300 Km dalla casa coniugale. A motivazione del suo comportamento porta tutta una serie di accuse: che il padre è la rovina della figlia, è quello che un tempo si diceva per i malati di peste essere un untore, è un falso, un delinquente, un bastardo, buono solo a fare di una figlia una disabile (sic), di essere l’artefice delle future sofferenze di Sandra perché dovrà portare le protesi e quindi ci sarà che la deriderà, chi approfitterà di lei, e così via. Una reazione forse anche umanamente comprensibile inizialmente e sicuramente causata dal dolore per la disabilità della figlia, ma che finisce per recare a quest’ultima un danno ben maggiore, togliendole di fatto la relazione con un padre che forse più di chiunque altro avrebbe potuto aiutarla a superare il trauma della sua condizione di disabile e a ridarle una vita quanto più normale possibile. Luigi infatti prova a far capire a Chiara che Sandra, portando le protesi, avrà una vita del tutto normale e che potrà fare tutto quello che fanno gli altri, ma la moglie rimane arroccata sulle sue posizioni, tagliando di fatto il marito fuori dalla vita della figlia. Non solo: colta da una sorta di misticismo, invece di aiutare la bambina a minimizzare la sua condizione, la donna inizia a portare la bambina presso alcune persone che affermano di avere il dono della guarigione. Alla fine la rottura è totale: Chiara nega a Luigi persino la possibilità di parlare per telefono con la figlia. Tutto questo porta inevitabilmente Luigi a rivolgersi a un legale per iniziare la procedura di separazione, il quale lo mette di fronte alla scoperta, con sua sorpresa, che nonostante l’evidente inadeguatezza del comportamento della moglie, ci saranno per lui ben poche possibilità di avere la figlia in affidamento, pur essendo evidentemente il genitore più idoneo a gestire una situazione così particolare: i padri, nell’attuale cultura, non contano assolutamente niente (nomi e situazioni sono stati alterati per rispetto della privacy dei protagonisti della storia).

Tutti, nelle varie categorie (leggibili sul sito), possiamo contribuire a cancellare le discriminazioni e diffondere una cultura di comunione per l’amore dei più piccoli. Quali sono, invece, i consigli universali?

Ero separato da alcuni anni, mi trovavo in un momento difficile, ero depresso, infelice, stanco dei continui litigi. Volevo solo stare con la mia bambina, ma ogni volta era una lotta. Così decisi di scrivere un libro, di scrivere dell’amore che dobbiamo avere per i nostri figli. Ci misi dentro l’anima e il cuore e sicuramente molto di ciò che, come genitore, avevo imparato da mia figlia. Poi, come avviene nelle fiabe, qualcuno accettò di pubblicarlo. Il libro ha un nome che gli deriva dalla collana, ovvero “Le Dieci Regole dei Buoni Genitori”, edito da Armenia, ma non bisogna pensare che io creda esistano delle regole, il classico manuale del buon genitore. Sono solo spunti di riflessione, momenti di condivisione. Ho messo lì tutto quello che avevo nel cuore, quello che credo ogni buon genitore dovrebbe fare, o almeno provare a fare.

Può inviare un messaggio ai bambini?

Cari bambini, quando vi capita di essere stanchi, di essere tristi, di essere arrabbiati, di commettere errori, di rompere qualcosa o di fare del male a qualcuno, quando pensate di avere fatto qualcosa di sbagliato o semplicemente non capite qualcosa e non avete risposte alle vostre domande, sappiate che per gli adulti, per i vostri genitori, è esattamente la stessa cosa. Loro non sono né più bravi né più buoni di voi: si stancano, sbagliano, e non sanno le risposte a tante domande. Hanno solo un po’ più di esperienza di voi, e di questa esperienza abbiate rispetto, perché è costata cara. Per il resto, abbiate pazienza.

E uno per gli adulti…

Cari genitori, ricordatevi che non c’è vittoria, denaro, successo nel lavoro o con gli altri, soddisfazione personale anche nei confronti di chi odiate o semplicemente non amate più, che valga una sola lacrima dei vostri figli. Tutto il resto potrete perderlo in qualunque momento, ma il ricordo del vostro amore vivrà per sempre nei loro cuori anche quando non ci sarete più e, chissà, forse persino in quello dei vostri nipoti e delle generazioni future. Ma se anche così non fosse, ricordate che se per il matrimonio potrà anche non valer più il tradizionale “nel bene e nel male, in ricchezza o povertà, finché morte non vi separi”, i vostri figli non hanno scelto di nascere: quella è stata una vostra scelta e dovrete assumervene le conseguenze fino in fondo, qualunque ne sia il prezzo.


BAMBINI COLPITI DA SINDROME PARENTALE

Giovanna Mauro

è ideatrice e curatrice di mondodiluna.it. Insegnante di scuola primaria, presso l'I.C. di Aiello del Sabato (Av), é appassionata lettrice ad alta voce di storie per l'infanzia. Legge per strada, nei parchi, nelle librerie e ovviamente in classe. Promuove progetti dedicati all'uso degli albi illustrati nella pratica didattica. Ha collaborato con l’Onlus “Save the Children” e con l”Unicef”. Ha lavorato come redattrice nei quotidiani locali la “Gazzetta di Avellino” e “Ottopagine”.

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