LA FIABA NELL’IMMAGINARIO INFANTILE

Quando un adulto legge una storia ad un bambino gli consente di vivere una delle esperienze più ricche ed emozionanti del suo percorso di crescita. Le fiabe, proprio in età prescolare e scolare, sono di fondamentale importanza: sono preziose perle di saggezza che possono aiutare i bambini a crescere in maniera equilibrata, trovando il significato e la motivazione del vivere “quotidiano”.

Nell’ascolto di esse il fanciullo entra in contatto con emozioni inconsce che nella narrazione emergono attraverso le vicende evocate nel testo: morte, abbandono, malattia , trasformazione.

Nelle fiabe tutto è possibile, il lieto fine è garantito, permettendo la risoluzione dello stato di attivazione emotiva e riportando il bimbo nella dimensione del reale con una consapevolezza che, lettura dopo lettura, si rinforza progressivamente. Attraverso l’identificazione con l’eroe e con i principali personaggi del racconto si trasmette la speranza che i problemi siano tutti risolvibili, che sussista sempre la possibilità di un cambiamento e solo affrontando le sfide della vita e superandole si potrà arrivare alla propria indipendenza e realizzazione.

La fiaba, letta oppure raccontata, permette al bambino di soffermarsi sui punti più salienti ed interessanti di essa, richiedendo una personale rielaborazione degli eventi che lo aiuteranno a superare quei passaggi e lo guideranno verso una crescita armoniosa.

Nella fiaba il bene e il male sono due dimensioni presenti della vita, due qualità di ogni essere umano e, proprio per questo, il filo conduttore e la causa della maggior parte delle sfide che si susseguono all’interno del racconto.

Le fiabe possiedono un vero e proprio bagaglio ricco di sfaccettature a livello pedagogico e di interpretazione psicologica e rappresentano un patrimonio per noi e i nostri bambini, abituati a vivere in un’era tecnologica, dove altri strumenti tendono a soppiantare questa fantastica dimensione che ci arriva intatta dal nostro passato. In un contesto socio-culturale che ha distrutto molte certezze del passato e che contrappone il valore del dubbio a quello della verità e delle certezze assolute, le “piccole, grandi storie” sono uno strumento utile nel percorso di crescita. I nuovi mali si stanno ormai diffondendo ed impossessando delle menti dei popoli delle “civiltà” industrializzate; molti fanciulli sono sempre più spesso vittime di stress, depressione, demotivazione. Mali sottili, spesso trascurati e che, inevitabilmente, portano a vivere grosse crisi esistenziali.

Un rimedio naturale per queste “menti stanche” potrebbe essere quello di riprendere contatto con la fiaba, al fine di riappropriarsi delle preziose perle di saggezza in cui sono racchiuse le nostre “esperienze di crescita”.

Esempi di fiaba popolare.

Analizziamo brevemente due fiabe classiche, entrambe opere dei fratelli Grimm. In “Cappuccetto Rosso”, la nonna buona viene sostituita dal lupo cattivo che minaccia di mangiare la bambina. Nonostante il racconto si presti ad un’interpretazione su più livelli, il nucleo centrale rimane la figura familiare (in questo caso la nonnina), che improvvisamente diventa minacciosa e nega alla bambina ciò che vuole. La tendenza a scindere una persona in due per mantenere intatta l’immagine buona è un espediente usato spesso dai bimbi per gestire situazioni difficili e per risolvere le contraddizioni.

Ancora, la fiaba di “Hansel e Gretel”, evidenzia il tentativo dei bambini ad aggrapparsi ai loro genitori anche quando arriva il momento di affrontare il mondo da soli. Questo racconto mette in luce la necessità di superare il bisogno di oralità, rappresentato dall’infatuazione per la casetta di marzapane e l’angoscia di separazione. Alla fine, i bambini vincono le loro paure e ne escono vittoriosi, sconfiggendo il nemico minaccioso, cioè la strega perfida che li voleva mangiare.


 

Articolo scritto dalla dott.ssa Rita Bimbatti, pedagogista e sociologa della salute.

LA FIABA NELL’IMMAGINARIO INFANTILE